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domenica 5 aprile 2015

Rinascita


Pasqua era giunta, la festa della luce e della liberazione per tutta la natura! L'inverno aveva dato il suo addio, ravvolto in un fosco velo di nebbie, e sopra le turgide nuvole in corsa s'avvicinava ora la primavera. Aveva spedito innanzi i suoi messaggeri di tempesta per destare la terra dal lungo sonno, ed essi fremevano su boschi e piani, battevan le ali sulle cime possenti dell'alpe e sconvolgevano il mare dal profondo. Era nell'aria come un lottare e un muggire selvaggio, e ne usciva tuttavia quasi un grido di vittoria: ché tra le burrasche di primavera, frementi di vita, s'annunciava la resurrezione. 
E. Bürstenbinder

lunedì 24 dicembre 2012

Notte di Natale


"Ciò che noi crediamo nascere simbolicamente ogni Notte di Natale è l'anima umana nella sua natura originaria...
Possente è in realtà il suono che può parlare a noi nella Notte di Natale, se siamo in grado di comprenderlo".
R. Steiner

lunedì 21 maggio 2012

Nel cuore della notte

E’ seduto al buio.
Circondato dal silenzio e dal vuoto, 
si chiede come mai è ancora lì.
Per un momento si era illuso 
che sorgesse il sole.
Invece no. Il buio pare interminabile.
Ha chiesto, ha pianto, ha pregato, 
ha gridato, si è interrogato.
Si è tormentato con mille dubbi, 
mille domande.  
Si è accusato, giudicato, compatito.
Nei momenti peggiori è arrivato a pensare che tutto quel buio 
fosse colpa sua.
Il buio persiste.
E lui sta lì.
Ha provato e riprovato. 
Davvero, non sa cosa fare. 
Nel più totale sconforto, attende.
Non succede nulla.
La realtà è buia e immobile.
E così si sente lui. Buio e immobile.
Inerte.
Poi si ricorda. Qualcuno gli disse una frase, tanto tempo fa.

Nella tua assoluta assenza di speranza troverai la tua unica speranza

Le parole rimbombano nel suo cuore.
Un piccolo impercettibile movimento.
Qualcosa finalmente succede.
Qualcosa si scioglie.
Una nuova fiducia sta nascendo.
All’orizzonte, appare il primo raggio dell'alba.

martedì 8 maggio 2012

Liberi siamo noi


E' chiuso in una Gabbia. 
E’ lì dentro da così tanto tempo che non ricorda nemmeno più che quella è una Gabbia. Crede che sia il Mondo.
Un tempo la Gabbia fu davvero accogliente. Luminosa, pulita, profumata di fresco, con le sbarre che scintillavano al sole. Tanto accogliente che lui vi si accomodò, e non sentì lo scatto della serratura. Finalmente un bel posto confortevole e sicuro, pensò. Nulla turberà più la mia tranquillità. 
Finalmente è tutto sistemato. 
Il tempo è passato. 
La Gabbia è sempre uguale a se stessa. Lui conosce ogni pietra, ogni angolo, ogni fessura. Sempre solida, è, ma mostra i segni del tempo. L’intonaco ingiallito e screpolato, le macchie di muffa sulle pareti, le crepe sul soffitto, le sbarre un po’ arrugginite. Lui prova a sistemarla, fa qualche lavoretto, ma c’è qualcosa che non va. Non riesce più a goderne come una volta. Forse è perché hanno costruito dei palazzi davanti, e non entra più tanta luce. O forse perché incomincia a provare una strana inquietudine. Si accorge dei suoni che vengono da fuori: musica, clacson, voci, risate. Vita, insomma. E tutta questa protezione, tutta questa sicurezza, incominciano a stargli strette. 
La Gabbia non è più così piacevole. Forse fuori c’è altro. Forse, e quasi si vergogna a pensarlo, avrebbe voglia di uscire un po’. Ma come, si dice, dopo tutto questo tempo? Dopo che hai creduto che la Gabbia fosse tutto, adesso cosa sono questi pensieri ribelli, si ammonisce, dove pensi di andare, cosa vorresti fare?  E’ solo che sei stanco, hai bisogno di riposarti, dormici su e vedrai che domattina starai meglio. 
Si, forse è solo un po’ d’indigestione. Lui zittisce i pensieri ribelli e si rimette giù, buono, domani starò bene. 
Ma i pensieri insistono. La Gabbia diventa sempre più insopportabile. I rumori all'esterno sempre più intensi. Come posso fare? Pensa, forse sto diventando pazzo. Forse vorrei davvero uscire da qui.
Si sente qualcosa, uno strano cigolio. Le sbarre della Gabbia si aprono. Una voce dolce da fuori lo chiama “vieni, puoi uscire ora”. Lui è perplesso, non si fida. La voce insiste “guarda, qui è bellissimo, c’è il sole, c’è aria fresca, vieni, non avere paura”. Lui si avvicina cautamente all’uscita e guarda fuori. Per la prima volta da tanto tempo vede un albero, vede il sole, vede una mano tesa. Nella luce abbagliante non capisce di chi è quella mano. Ma la voce è morbida e calda "forza, ancora un piccolo passo, sono qui ad accoglierti, ma quel passo lo devi fare tu".
Lui è in bilico. Guarda indietro, guarda quello che è stato per tanto tempo il suo mondo. Si, pensa, è un po’ sgretolato, un po’ malridotto, ma lo conosco, non mi riserva sorprese, mi ci sono trovato così bene, forse potrei ancora starci comodamente. Forse se resisto ancora un po' tornerò a starci bene come prima. 
Poi guarda fuori, davanti a sé, alla luce, ai colori, alla mano che lo aspetta. E’ molto attirato da questa voce, da questo mondo nuovo che si sta spalancando davanti ai suoi occhi. Ma ha paura. Chissà cosa troverò, e se poi mi sbaglio, è un gesto da incoscienti, dovrei stare qui, e cosa penseranno, non posso, non ce la faccio, non sono sicuro, ma chi credo di essere.
E’ lì, in sospeso fra due vite possibili.
La scelta è sua.
La scelta è di ognuno di noi. 


Il mondo è pieno di vivi che sembrano morti perché hanno smesso di desiderare. Ma tu puoi ancora cambiare. M. Gramellini

domenica 8 aprile 2012

Buona Pasqua




E’ un’alba nuova sulla terra,
un giorno non ancora compiuto ai vostri occhi e ai miei
ma già compiuto nel suo cuore più profondo. 
K. Gibran 




mercoledì 14 marzo 2012

Il tempo del risveglio

Stavo scrivendo da un po' quando Merlino ha reclamato la sua cena. 
Gli ho risposto in automatico, "è presto". 
Lui, saggio e perseverante come solo un gatto può essere, ha insistito. 
Allora ho guardato l'orologio: le 18, l'ora del suo pasto. 
Mi sono resa conto all'improvviso che l'inverno è finito. C'è ancora luce fuori. 
Le stagioni luminose sono in arrivo, con il loro carico di possibilità. 
Abiti più leggeri, colori più chiari, cibi più freschi.
C'è aria di rinascita in giro. C'è voglia di uscire, di aprirsi alla vita, di rifiorire. 
C'è voglia di cambiare pelle e attraversare il mondo con più leggerezza.


L'inverno è finito: la luce è tiepida e danza, dal suolo al firmamento chiaro. 
P. Verlaine



mercoledì 9 marzo 2011

Cambiare il mondo

Un milione (si, UN MILIONE) di bambini si sono riuniti lo scorso 11 dicembre 2010 al Tempio buddista Dhammakaya in Thailandia, per meditare e cantare insieme per cambiare il mondo, e per prendersi l'impegno di essere un giorno, quando saranno grandi, dei leader virtuosi.

Un evento senza precedenti per la rinascita morale e spirituale di tutti gli uomini.

Lo ripeterò fino allo sfinimento: possiamo costruirlo, un mondo nuovo. E rincuora davvero vedere chi lo sta già facendo.

I desideri dei bambini danno ordini al futuro. E. De Luca

sabato 12 febbraio 2011

Il sole di Febbraio


Sono giornate meravigliose.
Anche in pianura padana il cielo è terso e splende il sole.
Siamo ancora nel pieno dell'inverno, hanno previsto altra neve, ma l'aria sta già cambiando.
Forse avremo di nuovo freddo, ma non temete:
la primavera, ancora una volta, tornerà.




L'uomo è come un albero e in ogni suo inverno levita la primavera che reca nuove foglie e nuovo vigore. V. Pratolini