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mercoledì 6 giugno 2012

ll coraggio di vivere

"Per vivere bisogna avere coraggio. 
Sia la semente intatta sia quella che sta incrinando il guscio hanno le stesse proprietà. Eppure, solo quella che sta spaccando l'involucro è in grado di lanciarsi nell'avventura della vita.
Un'avventura che richiede un'unica audacia: scoprire che non si può vivere attraverso l'esperienza degli altri, e che bisogna essere disposti ad abbandonarsi. Non si possono prendere gli occhi di uno, le orecchie di un altro, per scoprire in anticipo che cosa accadrà: ogni esistenza è diversa dall'altra.
Qualsiasi cosa mi aspetti, desidero che il mio cuore sia pronto a riceverla. 
Che io non abbia paura di posare il braccio sulla spalla di qualcuno, anche se dovesse essermi tagliato. Che io non tema di fare qualcosa che nessuno ha mai fatto prima, anche se dovessi essere ferito. 
Lasciami essere stupido oggi, perché la stupidità è tutto ciò che possiedo da donare stamane; posso essere rimproverato per questo, ma non ha importanza. Domani, chissà, forse sarò meno stupido".


K. Gibran

martedì 21 febbraio 2012

Operazione scamorza

Sarà che qualche goccia di sangue pugliese scorre nelle mie vene, fatto sta che fra un luogo sacro e l'altro non ho resistito alle tentazioni gastronomiche.
E per portare a casa formaggi e salsiccie senza pagare penali per sovrappeso alla compagnia aerea, ho dovuto ingegnarmi e indossare tutti i vestiti che avevo in valigia.
Mi sono fatta quindi il viaggio di ritorno con addosso 2 paia di pantaloni, svariate calze e 5 strati di maglie. Sembravo l'omino Michelin, ma la missione è stata compiuta, le preziosissime cibarie sono al sicuro nel mio frigorifero.
Cosa non si farebbe per il piacere della tavola...


Troppo cibo rovina lo stomaco, troppa saggezza l'esistenza.
A. Morandotti



mercoledì 1 febbraio 2012

Tanta neve


Bardata come Amundsen, esco a piedi.
Almeno venti centimetri di biancore avvolgono tutto.
Mi colpisce il silenzio. Poche auto, a passo d'uomo. Ogni suono attutito. 
Arranco lentamente, con estrema cautela. Affianco altri temerari, tutti infagottati da esplorazione al Polo Sud, qualcuno addirittura con i bastoncini da neve. Si forma una sorta di carovana sul sentierino del marciapiede.
Ed ecco che la nostra spedizione viene superata da una vecchietta ultrasettantenne, con due scarpette qualunque e gonna a pieghe sui polpacci esili, che ci sorpassa in un batter d'occhio, camminando sciolta e leggera come se non avesse mai fatto altro. Noi della cordata ci guardiamo con un po' d'imbarazzo, e ci sentiamo improvvisamente goffi ed eccessivi nella nostra iper-protezione.
E per completare l'opera, complice una lastra di marmo mimetizzata, mi esibisco in un tuffo carpiato acrobatico e mi ritrovo sdraiata nella neve, mentre la vecchietta è già scomparsa alla vista, a ridere di quanto siamo facilmente sconfitti nella nostra presunzione di essere in controllo delle nostre vite, dei nostri percorsi, del nostro stesso corpo.


Tutto è determinato da forze sulle quali non abbiamo alcun controllo. Vale per l'insetto come per gli astri. Esseri umani, vegetali o polvere cosmica, tutti danziamo al ritmo di una musica misteriosa, suonata in lontananza da un pifferaio invisibile. A. Einstein

venerdì 13 gennaio 2012

Alla ricerca dell'uscita perduta

Bologna, stazione dei treni.
Il regionale ci deposita su un binario insolito, in un'ala nuova della stazione.
Io e qualche altro passeggero c'inoltriamo disorientati nel lunghissimo tunnel, incerti sulla direzione da prendere. I cartelli non aiutano.
Un uomo volenteroso si lancia in avanscoperta, "vado a vedere se di qua va bene". Arriva in fondo al tunnel, e con aria soddisfatta ci fa larghi segnali da lontano con le braccia, si, venite, di qua si esce.
Per un momento ci sentiamo tutti esploratori. Un pizzico d'Indiana Jones nei sotterranei della stazione. Profumo di avventura in una giornata qualunque.

La vita più quotidiana e normale, vogliamo vederla come un avventuroso miracolo. Ecco la regola di vita e d'arte per cent'anni ancora. M. Bontempelli

giovedì 15 dicembre 2011

Vivere

Invece del solito viaggio in treno, accetto il passaggio di un amico.
Il panorama che vedo regolarmente dal finestrino oggi sembra diverso. E non è necessario che mi legga il quotidiano da cima a fondo, le chiacchiere rendono il viaggio più breve. Anche la fila al casello sembra gradevole.
So che, se facessi il viaggio in auto tutte le settimane, diventerebbe un abitudine, non ne apprezzerei più la piacevolezza, e sarebbe il treno ad apparirmi come una bella avventura.
Le abitudini ci allontanano dalla bellezza del vivere. Certo,  sono necessarie, e a volte anche benefiche; ci aiutano a risparmiare energia, e ci danno sicurezza: ma spesso ci chiedono un prezzo alto, spengono la nostra attenzione, la nostra consapevolezza, e ci rendono soggetti passivi nelle nostre vite.
Una vita fatta soltanto di abitudini è una vita automatica.
Basta cambiare qualcosa ogni giorno, anche solo una piccola cosa, per ridiventare "vivi", per vedere il mondo e la vita con occhi diversi.
Rifuggiamo dal tran tran quotidiano, e dove possibile cerchiamo di mantenerci aperti al nuovo, impegnandoci a operare piccoli ma significativi cambiamenti: cambiare strada, cambiare bar, cambiare posto a tavola...tutto ci aiuta a mantenerci "svegli".

Mi piace ricordare qui questa poesia, che gira da parecchio tempo ma è sempre d'ispirazione.

Lentamente muore
chi diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle "i"
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore
chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l'incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.

Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio,
chi non si lascia aiutare
chi passa i giorni a lamentarsi
della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore
chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivi
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice respirare.

Soltanto l'ardente pazienza
porterà al raggiungimento
di una splendida felicità.



M. Medeiros