Un pensiero meraviglioso mi ha attraversato la
mente l’altra mattina: questo è l'anno delle Olimpiadi!
Sto già aspettando. Adoro queste grandi manifestazioni sportive.
Riesco a non farmi smontare l’entusiasmo dalle
polemiche, dai costi assurdi, dalla consapevolezza che sono diventate una macchina da soldi.
Riesco a commuovermi sempre per gli inni
nazionali, per la tensione delle gare, per gli atleti di piccoli paesi semi
sconosciuti che per qualche istante salgono alla ribalta e li vedi increduli,
già paghi di poter essere lì. E a volte succede l'impensabile, qualche granello
di sabbia inceppa l’ingranaggio dei favoriti ed ecco che vince lo sconosciuto,
l’emergente, contro ogni previsione.
Riesco a commuovermi per atleti verso la fine
della carriera (comunque sempre più giovani di me) che conquistano con le unghie
e coi denti un posto nella storia.
M’importa assai poco dei numeri, delle
statistiche, dei record.
Ma vengo travolta e conquistata dalle storie umane
di fatica, successi e sconfitte, e dalla sorprendente capacità che uomini e donne
hanno di spingere il corpo all’estremo e andare oltre i propri limiti. Prendo
spunto per riflettere sulla volontà che permette obiettivi inimmaginabili, e
anche sugli eventi della vita che a volte costringono a deviazioni e percorsi
inaspettati.
Ammiro i vincitori, ma empatizzo forse di più con
gli sconfitti, con coloro che bruciano anni di preparazione in pochi attimi.
E poi quest'anno si svolgono a Londra, città che
porto nel cuore.
Motivo in più per fare il conto alla rovescia in
trepida attesa.
(…) Se sai costringere il tuo cuore, nervi e polsi a sorreggerti anche quando sono
esausti, e così resistere quando in te non c'è più nulla tranne la Volontà che
dice loro "Resistete" (…), tua è la Terra e tutto ciò che contiene e
- quel che più conta - tu sarai un Uomo, figlio mio. R. Kipling